Nuova copertina Arpad ed Egri

ÁRPÁD ED EGRI

Árpád ed Egri

di Angelo Amato de Serpis
Graus Editore
(Premio Fair Play Ateneum 2016)

Difesa ferrea, seconda solo a quella del grande Torino, e contropiede micidiale furono le armi consuete del Bologna di Weisz che avrebbe, probabilmente, inaugurato un vero e proprio ciclo, se non avesse incrociato, sulla sua strada, più che avversari agguerriti e squadre formidabili, le assurde leggi razziste mussoliniane e la Seconda Guerra Mondiale…

Egri Erbstein, insieme al fantastico gruppo creato [il Grande Torino, NdR], fu uno degli artefici della formazione che, da molti, è ancora oggi considerata la più forte e completa squadra che il calcio italiano abbia mai avuto e che, nonostante gli anni trascorsi, detiene ancora un bel numero di record rimasti tuttora imbattuti.

Scheda del libro

Árpád ed Egri di Angelo Amato de Serpis è il racconto, liberamente tratto, da due “vite parallele” reali di due allenatori di calcio ebrei-ungheresi, Árpád Weisz ed Egri Ernest Erbstein, che hanno arricchito il panorama calcistico italiano prima e immediatamente dopo la Seconda Guerra Mondiale.

La loro storia è la vicenda, triste e vergognosa, che hanno dovuto subire gli ebrei nell’Italia fascista, in particolare dal 1938 in poi, dopo l’emanazione delle leggi razziali emanate dall’Italia Fascista. La loro vicenda umana, attraverso il punto di vista particolare del mondo del calcio, è emblematica e rappresentativa delle difficoltà che dovettero affrontare migliaia di persone costrette a lasciare l’Italia, oppure fatte prigioniere dai tedeschi e richiuse nei campi di concentramento nazisti.

Due allenatori di calcio di successo, due personaggi noti e presenti quotidianamente sui giornali sportivi del tempo, ma innanzitutto due uomini che dovettero fare le valigie nel loro momento migliore e fuggire via dall’Italia come dei comuni delinquenti.

Prima esaltati, lodati, apprezzati dagli stessi organi di stampa che, subito dopo, per obbedire a ordini superiori, li avrebbero vituperati e “accompagnati” fuori dai confini del Regno d’Italia con il silenzio e con la palese e poco professionale piaggeria nei confronti del regime fascista.

Weisz ed Erbstein ci consentono di conoscere, attraverso il mondo apparentemente ovattato del calcio, le tristi vicende degli ebrei del tempo, ma anche avere uno spaccato singolare della società di quegli anni, attraverso la particolare ottica dei numerosi riferimenti presenti nel libro di articoli e di cronache dei giornali sportivi contemporanei.

Il calcio diventa così uno speciale punto di osservazione, attraverso il quale poter comprendere la quotidianità di quegli anni e le vicende sociali e politiche del bel paese. Le due storie parallele di Arpad Weisz ed Ernő Egri Erbstein, il primo morto ad Auschwitz dopo aver vinto uno scudetto con l’Inter e due con il Bologna e il secondo, dopo essere sfuggito per miracolo ai nazisti e alla morte a Budapest ed essere diventato poi il deus ex machina del Grande Torino per perire, anche lui, a Superga insieme a tutta la squadra, nella terribile nota tragedia aerea, sono emblematiche di un’epoca che, con le sue miserie e le sue assurdità, non ha risparmiato nemmeno due grandi uomini di sport che avevano l’unica colpa di essere di origine ebraica.

La loro vicenda umana, simile a quella di migliaia di ebrei presenti in Italia in quegli anni, ci fa anche comprendere la grande responsabilità diretta e indiretta del regima fascista, e di conseguenza di tutto il paese, nel folle piano hitleriano di discriminazione e poi sterminio della razza ebraica, una responsabilità troppo velocemente e superficialmente ridimensionata, nella ricerca di una frettolosa riabilitazione, puntando palesemente all’oblio e al desiderio di voltare pagina, senza farsi troppe domande e con una memoria volutamente “corta”.

Il lavoro, realizzato adottando un linguaggio semplice e facilmente fruibile, alterna significativamente momenti gioiosi, come le vittorie sui campi di calcio delle squadre dei due allenatori, a momenti drammatici legati alle tristi vicende della Shoa in Italia e in Europa.

Angelo Amato de Serpis
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